22
Lug

La storia della ceramica in Calabria, il Medioevo: Bizantini e Arabi

Che la ceramica abbia in Calabria una lunga e risalente storia lo abbiamo già indicato, significative in tal senso le esperienze che ancora oggi è possibile “leggere” nelle evidenze legate ai periodi della Magna Graecia e dell’Impero Romano (Leggi la storia della ceramica in Calabria).
Nel Medioevo, ed in particolare con i Bizantini l’arte della ceramica non registra particolari momenti artistici, tuttavia la presenza e l’orante lavoro dei monaci segna una ripresa della produzione della ceramica.
I monaci usano un particolare tipo di mattoni e di tegole riprendendo le forme cosiddette “greco romane”, sono semplici lastricati e coperture di immobili e di ornamenti degli stessi come dimostra la “Cattolica” di Stilo.
E’ bene ricordare che siamo in un contesto dove le forme classiche risentono delle nuove esperienze orientali e delle invasioni arabe, la lavorazione dell’argilla – in questo periodo – diventa vera e propria attività economica legata alle costruzioni edilizie.
La minaccia delle invasioni saracene, siamo nel VII e VIII secolo, spingono gli abitanti a salire in collina e le testimonianze indicano la presenza di ceramisti in zone scoscese, lontani dai centri economici ed artistici dell’epoca magno-greca.
Al XII – XIII secolo risale il piatto proveniente da “Caccuri”, un esemplare in terracotta invetriata policroma in stile siculo-maghrebino, rinvenuto negli anni Trenta nella Sila Crotonese.
La decorazione è detta “a pavoncella” e rappresenta un volatile acquatico al centro di una sequenza di disegni in verde bruno.
Il piatto, cosi significativo ed emblematico, è custodito al Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ed è stato uno degli oggetti inviati in Canada per una mostra sull’arte islamica al tempo dei Fatimidi, una dinastia araba che dominò il Mediterraneo tra il X e il XII secolo d.C.