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Mar

La Settimana Santa arbëreshë ed il furto dell’acqua

In molti paesi di origine, tradizioni, lingua e costumi albanesi le processioni della Settimana Santa sono drammatiche ed intense e costituiscono momenti di fortissima devozione popolare.
Le funzioni solenni iniziano la mattina del Giovedì Santo quando dopo la lettura di dodici brani del Vangelo il sacerdote procede alla lavanda dei piedi a dodici uomini della Comunità.
Sono seduti attorno ad un grande tavolo sul quale sono disposti i kuleçët, i pani benedetti poi tagliati e distribuiti ai fedeli.
Gli altri riti, come i Sepolcri, sono identici a quelli della Chiesa latina.
Il Giovedì Santo la processione delle statue con i canti tradizionali albanesi (vajtimet) simili a litanie funebri, in molte comunità arbëreshë si ripete il Venerdì Santo.
Sabato Santo mattina vengono intonati il Vespro e la Liturgia di S. Basilio e, dopo la lettura dell’Epistola, il suggestivo preludio della Resurrezione di Cristo, sollecitato dal sacerdote a risorgere con un lancio di fiori.
Dopo la mezzanotte per le strade dei paesi è emozionante ascoltare il canto del “Kristos Anesti” (Cristo è risorto); tra le molte comunità arbëreshë nella notte del Sabato è significativa la tradizione di San Demetrio Corone con i fedeli che si recano nel silenzio assoluto al Collegio di Sant’Adriano dove alla fontana dei monaci ha luogo un rito, quello del rubare l’acqua.
Simbolicamente il rito riproduce quanto fatto dalla Madonna che impedita dalle guardie e non potendo lavare il corpo di Gesù, nel silenzio della notte, raggiunse una fontana per bagnare il panno usato poi per lavare il corpo di Gesù.
E’ un momento estremamente simbolico al quale i fedeli partecipano a gruppi corrispondenti alle “gjitonie”, i vicinati; il percorso è scandito dal silenzio ma mentre la processione procede chi ha già compiuto il rito (libero dall’obbligo del silenzio) cerca di far parlare chi ancora non è giunto alla fontana (le donne più anziane scoraggiano dalla provocazione con lunghi bastoni chiamati “dokanigje”).
Quando tutti i fedeli hanno bevuto l’acqua ci si ritrova insieme davanti alla Chiesa madre, qui si procede all’accensione della “qerradonulla“, un grande falò di fede, gioia e resurrezione, con l’intonazione del canto greco “Kristos Anesti”.