11
Dic

La missione (im)possibile della “Grande Lamezia” pensata da Galati

Scalzo Galati fusione Lamezia

Una lettera aperta e un appello rivolto ai primi cittadini: tanto è bastato per scaldare un dibattito politico che, a Lamezia Terme, fino a qualche giorno fa era stato monopolizzato dalla vicenda legata allo scioglimento dell’Amministrazione comunale targata Paolo Mascaro.

Ad irrompere con prepotenza è stato il parlamentare Pino Galati attraverso un progetto tanto ambizioso quanto complesso: unire il comune di Lamezia Terme insieme ad altri 11 enti del comprensorio che vanno da Nocera a San Pietro a Maida, passando, ad esempio, per Falerna, Gizzeria e Maida.

Una proposta accolta da alcuni con entusiasmo, da altri con freddo scetticismo ma che ha riaperto, comunque, un dibattito di stretta attualità e che, in Calabria, ha già visto protagonisti i comuni di Corigliano e Rossano, dove i cittadini, attraverso un referendum popolare, hanno già espresso il loro parere favorevole.

In termini e prospettive differenti, l’idea di Galati, di fatto, è quella di rilanciare le ambizioni economiche e territoriali di un’area che potrebbe diventare lo snodo cruciale per l’intera regione, anche attraverso una solida dotazione di strutture e infrastrutture, a cominciare dall’aeroporto di Lamezia Terme.

E se da una parte la proposta di Galati appare affascinante, dall’altra la sua complessità in termini di realizzazione ne affievolisce le prospettive e ridisegna nuovi orizzonti. Già perché se la fusione di ben 12 comuni appare complessa, l’unione invece sarebbe l’obiettivo più semplice da raggiungere. L’idea che 12 sindaci possano dialogare su temi che riguardano le prospettive economiche, politiche territoriali e progetti turistici appare molto più credibile e realizzabile anche nel breve termine ed è forse questa la direzione che tutti gli attori chiamati in causa vogliono seguire.

A frenare gli entusiasmi ci ha pensato anche il consigliere regionale Tonino Scalzo: “Un argomento di tale importanza non può non partire dal basso, da un referendum popolare, dalla volontà dei cittadini. Non si possono, dunque, fare proposte a caso o guardando la propria convenienza ma bisogna scegliere le cose giuste e più importanti per il territorio.”  Scalzo sottolinea poi un dato non meno importante, ovvero la mancanza di una legislazione regionale che regoli la fusione dei comuni: “Serve una legge che metta ordine e a sistema la fusione e, soprattutto, bisogna prima pensare a far funzionare bene i servizi per i cittadini, partendo proprio da Lamezia.”

Il dibattito è aperto ed è forse già questo il primo obiettivo raggiunto da Galati. Alcuni dei sindaci chiamati in causa ne hanno discusso a Lamezia Terme, nelle stanze della Fondazione Mediterranea Terina. Tra visioni, prospettive e obiettivi discordanti e condivisi è chiaro che, almeno per ora, la strada è ancora molto lunga e tortuosa.