08
Ago

La Lestopitta di Bova

Dall’alto è possibile scrutare all’orizzonte il mare, la vista più vicina invece è quella che svela valli e montagne, è il fascino imperituro dell’Aspromonte e di quella Calabria Greca popolata da “resistenti” e percorsa da storia miti e leggende.

Siamo a Bova, capitale della dimensione grecanica della regione, qui si inizia da subito con una leggenda, antica e mitica; nella parte alta del borgo, li dove finisce il colle che ospita un’impronta è il segno della fondazione, a stabilire lì la residenza fu Oichista una Regina ellenica sbarcata lungo la costa e risalita fin lì. Ma oltre alla leggenda a Bova emergono dal Castello, dalle case, dai vicoli, dalle piazze e dai volti delle persone i segni di una storia millenaria ed è proprio in questo luogo espressione autentica del legame tra uomo e natura aspromontana che le tradizioni, anche alimentari, ci raccontano di una “povertà” da cui scaturiscono inimmaginabili ricchezze. Una di queste preziosità alimentari ha un nome di derivazione greca che solletica l’appetito prim’ancora che il sapore.

E’ la Lestopitta, piatto veloce espressione riuscita della dimensione agricola e pastorale. Alcuni la associano al pane azzimo della cultura ebraica, altri alla piadina romagnola, la verità però è che non è facilmente assimilabile, in realtà è un unicum il cui sapore contiene e condensa storia e natura, popoli e lingue, povertà e ricchezze. Prima notazione, Lestopitta non significa pane veloce ma sottile; gli ingredienti sono facilissimi: semola di grano duro, acqua tiepida, olio di oliva e sale. Non c’è lievito e l’impasto viene steso assumendo una piccola forma circolare che viene fritta.

Altra questione è, invece, la farcitura; la calda lestopitta accoglie su di se formaggi, verdure o, in una delle ricette più apprezzate, i salumi ed in particolare il guanciale.