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La Grotta di Sant’Agata ed il volto della monaca

La Calabria è una regione straordinariamente ricca di grotte e cavità carsiche, sono presenti in tutto il territorio ma è la provincia di Cosenza con ben 425 (tra grotte e cavità) che ne ha l84% del totale regionale.

 

La cavità più lunga oggi nota è il Complesso “Le Grave”, a Verzino nell’Alto Crotonese, sviluppato per circa 5 km.
Quelle più facilmente visitabili e turisticamente apprezzate sono le Grotte di Sant’Angelo a Cassano allo Jonio (ve ne abbiamo parlato qui).

La grotta più profonda è l’Abisso del Bifurto a Cerchiara di Calabria con una profondità di – 671 metri; poi ci sono quelle il cui valore archeologico è straordinario come la Grotta del Romito a Papasidero e quelle che rimandano alla vita eremitica ed allo spiritualità basiliana (leggi qui)

Nel nord della Calabria, lungo quella che è conosciuta come Valle dell’Esaro, alcune grotte hanno un fascino particolare, sono suggestive e per molti versi inquietanti, è il caso della Grotta della Monaca che si trova nel territorio del Comune di Sant’Agata d’Esaro.
Si tratta di una grotta che domina con un maestoso ingresso l’alta valle del fiume Esaro, il suo nome deriva da una concrezione di calcite che ha la forma di un volto.
La grotta si sviluppa per circa mezzo chilometro ed ha come caratteristica principale i depositi mineralizzati presenti al suo interno.

Esplorazioni e scavi archeologici condotti negli anni 1997-2012 dal Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici” e dall’Università degli Studi di Bari hanno rivelato il grande interesse archeologico di questa cavità, frequentata dall’uomo dal Paleolitico superiore sino all’età post-medievale.