31
Ago

La felce e i suoi misteri, contenitore naturale e pianta dell’invisibilità

Prima di narrare della Felce le sue caratteristiche, la sua diffusione e gli impieghi in Calabria è d’obbligo, per questa pianta, indicare quanto e come ad essa – come a poche altre – siano associate un gran numero di leggende e credenze popolari. La Felce, infatti,  ricorre in molti miti come vera e propria pianta magica, non produce fiori ma secondo la leggenda ci sono e fioriscono in una notte particolare dell’anno tra il 23 ed il 24 giugno, festa di san Giovanni Battista. In questa notte bisognava cercare i suoi semi (in realtà sono spore) che avevano il potere di proteggere dai malefici; ma le leggende sono tantissime, in Boemia i semi (che non esistono) dovevano essere mescolati al denaro per farlo aumentare, il Germania si credeva che il fiore (che non c’è) potesse essere visto solo da pochi eletti e chi riusciva a scorgerlo era destinatario di grandi fortune.

Ma tra tutte le leggende che accompagnano questa pianta quella forse più audace è legata al dono dell’invisibilità al punto che questa credenza trova riscontro letterario in opere di prima grandezza: “Noi rubiamo come se fossimo dentro una botte di ferro, perfettamente sicuri; abbiamo la ricetta dei semi di felci, camminiamo invisibili”. E’ cosi che fa dire William Shakespeare al ladro Gadshill nell’Enrico IV.

Potremmo continuare a lungo ma torniamo alla pianta ed ai suoi possibili utilizzi. Con il nome Felce si indicano varie piante, sono tutte perenni e distinte in circa 10.000 specie e fra le più note c’è la felce aquilina o comune, quella più diffusa in Calabria. Gli usi tradizionali sono quelli che riguardano le proprietà disinfettanti per conservare alimenti, per concimare ed anche come lettiera in sostituzione della paglia. Nel mese di maggio il nuovo germoglio della felce è utilizzato per la concimazione delle patate nelle zone di montagna, in autunno le foglie sono invece utili per le lettiere dei maiali. L’utilizzo più diffuso è, tuttavia, quello che in passato era riferito alla conservazione di alimenti, mele o pere; in molte zone della Calabria era singolare la conservazione delle patate, al coperto, sottoterra ed in un vero e proprio bozzolo di felci.