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Set

La Calabria, i Valdesi e l’Occitano: un legame di sangue

Quattro secoli e mezzo fa in Calabria si consumò una strage, un vero e proprio eccidio mai ricordato a sufficienza; eppure fatti come quelli accaduti nel giugno del 1561 a Guardia Piemontese rappresentano un monito che vale ancora oggi. Partiamo dalla nuda descrizione affidata ad una lettera pubblicata in un libro scritto da Vincenzo Tedesco ed edito da Rubbettino; la lettera ha per protagonisti due padri appartenenti all’ordine Gesuita, Lucio Croce e Giovanni Xavier, il testo è “sinistramente illuminante”: “Oggi a buon’ora si è ricominciato a far l’orrenda iustitia di questi luterani, che solo il pensarvi è spaventevole. […] erano tutti serrati in una casa, e veniva il boia e li pigliava a uno a uno […], poi lo menava in un luogo spazioso […] e lo faceva inginocchiare, e con un coltello gli tagliava la gola, e lo lasciava così […] e col coltello insanguinato ritornava a pigliar l’altro, e faceva il simile. […] e tutti si squarteranno”.

Una scena che richiama, tristemente, immagini contemporanee, quelle degli estremisti islamici e della jihad. Siamo, dicevamo, a Guardia Piemontese dove giunsero i Valdesi, persone seguaci del ricco mercante di Lione, Valdo, che nel 1173 – in anticipò di qualche anno rispetto alla scelta di Francesco d’Assisi, donò tutti i suoi beni predicando il ritorno all’essenzialità del messaggio cristiano; nacque cosi una comunità inizialmente definita “I poveri di Lione” che, tuttavia, declamava convinzioni sin da subito pericolosissime. Il rifiuto della gerarchia ecclesiastica ed una Chiesa senza Papa, l’avversione per il potere politico e l’uso della forza, la negazione di purgatorio, di indulgenze, del ruolo della Vergine Maria. Pietro Valdo era un laico e dunque non gli venne accordato il permesso di predicare, nonostante ciò il suo messaggio si diffuse velocemente fino a quando nel 1184 nel Concilio di Verona non venne scomunicato e bollato come eretico.
La scomunica fu l’inizio di un vero e proprio calvario; nel 1208 la prima vera persecuzione ed i Valdesi migrarono dalla Francia verso le valli del Piemonte.

Pietro Valdo

Le comunità si dispersero ma rimasero comunque unite grazie a predicatori nascosti ed itineranti, la morsa del potere pontifico però era troppo forte ed alla fine, pur mantenendo la propria vede, dovettero vestire pubblicamente i panni di cattolici, apostolici e romani. Dopo qualche secolo arrivò la svolta, dopo 15 anni dalla clamorosa protesta di Martin Lutero con le sue 95 tesi i Valdesi aderirono al movimento protestante; a deciderlo fu un consiglio di predicatori itineranti, alcuni dei quali giunsero a Torino dalla Calabria. Nella nostra regione i Valdesi erano giunti – probabilmente – attorno al XIII secolo, il primo insediamento fu Montalto Uffugo, poi San Vincenzo la Costa, Rose, San Sisto ed infine fondarono direttamente  Guardia Piemontese, la loro vera e propria enclave in terra calabra. Al punto che proprio la nostra regione fu considerata dai valdesi come rifugio sicuro, luogo nel quale vivere la propria fede senza guardarsi troppo le spalle, ma all’inizio del 1500 erano però “camuffati” e solo così scansarono la persecuzione che invece riguardò gli ebrei. Una situazione di relativa tranquillità destinata tuttavia a durare poco, l’acuirsi dello scontro tra cattolici e protestanti e l’arrivo in Calabria della temuta Inquisizione ispirata dal Re di Spagna Filippo II cambiò drammaticamente lo scenario. E siamo all’eccidio. Prima vennero emanati decreti restrittivi nei confronti dei valdesi, poi ci furono rastrellamenti ed infine venne distrutta San Sisto con i fuggitivi che si rifugiarono a Guardia Piemontese che, tuttavia, venne espugnata con l’inganno il 5 giugno del 1561.

La Torre di Guardia Piemontese

Ad architettare tutto fu il Marchese Salvatore Spinelli che fece imprigionare dei criminali nella torre di Guardia, criminali che però erano complici del Marchese e nottetempo si impadronirono della città aprendo le porte ai soldati; da quel momento in poi e per diverse ore avvenne la strage descritta dai monaci gesuiti come “spaventevole”. Ancora oggi a Guardia c’è la Porta del Sangue, è chiamata cosi perché il racconto vuole che il sangue dei valdesi trucidati scese lungo le vie fino alla porta principale. Il numero delle vittime è incerto ma, complessivamente, i Valdesi che morirono a causa della furia religiosa furono fra i due ed i tremila, a Guardia giunsero Gesuiti e Domenicani con il compito di rieducare gli eretici; di ciò che fu quella comunità, sterminata nel sangue, rimase oggi solo la memoria, tutto fu pensato nei secoli successivi per sradicare ogni segno valdese.

Qualcosa tuttavia rimane ed è l’ennesima particolarità della Calabria. E’ un fattore identitario che ha attraversato i secoli e resistito ad ogni persecuzione, ad ogni strage, ad ogni rieducazione. E’ la lingua occitana, la lingua dei Valdesi e di Guardia Piemontese, l’unico centro del Sud Italia dove ne rimane traccia.

Visitando Guardia è possibile tuttavia avere memoria e sensazioni di questa lunga e travagliata storia documentata anche da un Museo e dall’encomiabile attività del “Centro Culturale Gian Luigi Pascale”.