16
Ott

La Calabria ed il Rito Greco-Bizantino, un caso nella storia della Chiesa Universale (SECONDA PARTE)

Siamo al cuore della storia che stiamo raccontando. L’inizio, ricorderete, aveva come riferimento le lotte iconoclaste, i monaci in fuga, lo spirito basiliano che pervade e segna la Calabria(qui la notizia)

“La vicenda di questi epigoni della Chiesa Orientale in terra d’Italia (i monaci basiliani ndr) stava per esaurirsi, quando, a rinvigorire quella tradizione, arrivarono gli albanesi”. Gli albanesi che raggiunsero l’Italia durante il XV secolo appartenevano alla Chiesa d’Oriente, precisamente al Rito Bizantino, e dipendevano dall’Arcivescovo di Ocrida che poteva fregiarsi del titolo di Arcivescovo di tutta l’Albania. Nel 1521 il Papa Leone X con il Breve “Accepimus nuper” confermava il libero esercizio delle proprie tradizioni per tutti i fedeli di rito greco, permetteva inoltre la celebrazione dei sacramenti per i fedeli orientali ed imponeva ai vescovi latini di avere un vicario generale orientale qualora nel territorio diocesano vi fossero in caso di fedeli orientali. Ma veniamo alla Calabria ed alle sue vicende inserite in un contesto molto ampio e con scelte che segnano la storia della cristianità, ed in definitiva dell’umanità.

Dopo il Concilio di Trento, evento cruciale per i secoli a seguire, proprio nella nostra regione si sviluppano problemi di coesistenza tra fedeli di rito latino ed ortodosso, alcuni Vescovi assumono iniziative particolarmente dure al punto da scrivere a Roma chiedendo interventi contro i sacerdoti albanesi definiti “eretici”. Ad intervenire con decisione fu Papa Pio V, siamo nel 1566, ma nonostante le imposizioni romane un altro vescovo calabrese, in quello scrigno bizantino che è Santa Severina, lamenta l’ostinazione dei fedeli albanesi che resistono ed in assenza del loro rito, per il Vescovo gli albanesi si rifiutavano di “odir da lui messa, nè ricever sacramenti, nè accostarsi in Chiesa”.

Arte Sacra (foto calabriagreca.it)

E non si trascuri il fatto che in quegli anni non si andava certo per il sottile, basti pensare che solo cinque anni prima – nel 1561 – a Guardia Piemontese un’altra minoranza, posizionata ben al di là dei confini fissati dalla Controriforma, i Valdesi, vennero letteralmente sterminati in una strage. Sta di fatto che a partire da quegli anni inizia una storia che, a volte quasi senza accorgersene altre volte drammaticamente, porta alla progressiva ri-latinizzazione della Calabria. Emblematico, ad esempio, il caso di Spezzano Albanese, nel 1666 viene fatto morire di stenti il sacerdote di rito ortodosso e l’intero paese abbandona il rito greco e passa a quello latino. Eppure sul finire del 1500 su iniziativa del Papa Gregorio XIII era stata istituita la “Congregazione dei Greci” la cui responsabilità era affidata all’arcivescovo di Santa Severina, l’obiettivo era chiaro, i fedeli resistevano e non volevano abbandonare il rito greco, dunque meglio accoglierli sotto il manto protettivo di Santa Romana Chiesa indebolendo il legame con Costantinopoli. A Roma venne fondato il “Collegio Greco” destinato alla preparazione culturale di sacerdoti italo-abanesi, un altro collegio di grande profilo fu invece istituito in Calabria a San Benedetto Ullano e poi trasferito a San Demetrio Corone – dove oggi fa mostra di sè – presso quella che era stata una badia dei monaci basiliani. Un collegio, quest’ultimo, che assunse ben presto una straordinaria fama per la qualità della formazione al punto da diventare un vero e proprio punto di riferimento culturale, fucina di letterati e uomini di fede.

Passano i secoli e siamo alla fine del 1800. Gli italo-albanesi hanno resistito, la loro fede ed il loro rito restano integri ma vengono percepiti come “inferiori”, fu cosi che nel 1888 dalla Calabria parte una supplica a Leone XIII per essere formalmente riconosciuti; obiettivo che fu raggiunto con Benedetto XV e con una decisione che ci consegna la storia di oggi, con la Bolla Catholici fideles venne infatti istituita l’Eparchia di Lungro, il primo Vescovo – l’Eparca – era originario di Acquaformosa. Poi il definitivo riconoscimento, nel 1937 Pio XI istituisce in Sicilia l’Eparchia di Piana degli Albanesi ed eleva a Monastero il Cenobio di Grottaferrata.  Si conclude cosi un percorso lungo molti secoli, gli italo-albanesi sono finalmente uguali e con pari dignità; ed inizia una nuova storia.

Arte Sacra (foto calabriagreca.it)