05
Apr

Inchiesta “Tempa Rossa”: in Calabria un fiume di veleni

Il filone dell’inchiesta “Tempa rossa”, scandalo che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro Federica Guidi, tocca anche la Calabria. Al centro dell’inchiesta soldi e affari con i rifiuti pericolosi per i cittadini ma straordinariamente preziosi per manager e imprenditori.

Veleni che, secondo le indagini, partivano dal Centro Oli, impianto Cova di Viggiano e facevano due viaggi importanti in Calabria: a Gioia Tauro – con la Iam – e a Bisignano, nel depuratore della Consuleco.

La Procura di Potenza indaga in particolare su due anni, il 2013 e il 2014, nel corso dei quali migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi sono arrivate nei due impianti calabresi che non avevano i mezzi per trattarle. Si tratta di 28mila tonnellate giunte a Gioia Tauro, sarebbero 3.200, invece, quelle finite nel depuratore di Bisignano.

In entrambi i casi, il consulente nominato dagli uffici giudiziari ha evidenziato che “i rifiuti liquidi provenienti dalle due vasche dovevano essere caratterizzati con i codici che indicavano rifiuti pericolosi. Il codice assegnato, invece, era decisamente tranquillizzante e riservato agli scarti non pericolosi.”

Sono sei i calabresi indagati nello scandalo del Centro Oli di Viggiano. Tutti – secondo l’accusa – pronti ad accumulare denaro senza tenere conto delle conseguenze per l’ambiente. Un ingiusto profitto ai danni dei cittadini.