01
Mar

Gli “Zugghi” di San Giovanni in Fiore

Molte delle tradizioni calabresi, spesso legate a ricorrenze o feste religiose, sono rappresentate dai canti, parole e musica che raccontano della semplicità ma anche della profondità di uno stare insieme che a queste latitudini spesso è stato tutto fuorchè facile.
Un dato, quello dei canti e dei balli, che è allo stesso tempo culturale, religioso e sociale. Accade ad esempio nelle comunità che sono minoranze (gli albanesi) o che partecipano da minoranza a feste religiose (leggi quì).
La tradizione che narriamo oggi è quella de “U Zugghi”, siamo in uno dei luoghi iconici della nostra Regione, in quella San Giovanni in Fiore che era ed è uno dei centri più importanti della Sila e nella quale è ancora percepibile il legame con un gigante del pensiero, l’Abate Gioacchino da Fiore.
‘U Zugghi, nato come strina, è un canto augurale tradizionale che veniva intonato durante le festività di fine anno ed in particolar modo il primo giorno dell’anno.
“Canturi e sonaturi” in gruppo sciamavano per le vie di San Giovanni raggiungendo le case prescelte (di amici o parenti), suonavano e cantavano fino a quando la porta di casa non veniva
aperta con l’invito ad entrare e consumare del cibo.
Il suono ed il canto era anche omaggiato a volte con del denaro.

“Senz’essere chiamati simu venuti (…) A stu palazzu ce gira la Luna, chi Gesù Cristo ce manni furtuna, chi Gesù Cristo ce manni furtuna”
Senza essere chiamati siamo venuti (…) A questo palazzo gira la luna, che Gesù Cristo mandi fortuna”.