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Gioacchino da Fiore e la “vocazione profetica” (VIDEO)

«È un venerando altipiano granitico, che già si ergeva qui quando gli orgogliosi Appennini sonnecchiavano sul letto melmoso dell’Oceano, una regione dolcemente ondulata con le cime delle colline coperte di boschi e le valli in parte coltivate e in parte adibite a pascolo. Se non fosse per la mancanza dell’erica, il viaggiatore potrebbe credere di essere in Scozia». Norman Douglas, eccentrico e raffinato scrittore inglese, raccontava così l’altopiano silano nelle pagine del suo “Old Calabria”,oggi, Parco Nazionale della Sila che si estende tra le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro.

Centosessantamila ettari di: venerande montagne, dolci colline, fitti boschi, ampie valli e laghi esuberanti, popolano la Sila Greca, la Sila Piccola e la Sila Grande, Camigliatello e Lorica con i laghi Cecita e Arvo, le località turistiche più importanti. E in questi luoghi, lungo i sentieri di San Giovanni in Fiore, che Gioacchino da Fiore, abate calabrese, teologo e scrittore, fondatore di monasteri ed ispiratore del moderno pensiero occidentale decide di fondare il suo ordine monastico. Nonostante sia ancora sconosciuto al grande pubblico, le sue visioni hanno attraversato i tempi e continuano ad influenzare, anche oggi, larga parte del cattolicesimo.

«La storia sacra ha tre fasi. Nella prima, l’Antico Testamento, si è rivelato il Padre. Nella seconda, il Nuovo Testamento, si è rivelato il Cristo. Ora siamo nella terza fase, quando lo Spirito Santo brilla in tutta la sua luce e anima l’esperienza della Chiesa».

Gioacchino infatti profetizzò «la venuta di una terza e ultima età del mondo, quella dello Spirito Santo. Con una nuova Chiesa tutta spirituale, tollerante, libera, ecumenica. Che prende il posto della vecchia Chiesa dogmatica, gerarchica, troppo materiale».

«Pietro scomparirà dinanzi a Giovanni perché il regno dello Spirito Santo sarà il regno dei liberi. Nel primo stadio il mondo fu di schiavi, il secondo di liberi, il terzo comunità di amici. Nel primo dominò la legge, nel secondo la grazia, nel terzo più ampia e generosa grazia. Nel primo stadio: servaggio servile, flagelli, dominio di vecchi, inverno, etc; nel secondo: sapienza, figliolanza, luce dell’aurora, primavera, spighe e vino, reame del figlio; nel terzo: inizio della vera libertà, contemplazione, carità, amici, meriggio, estate, grano, olio, Pasqua di resurrezione».

Nella cripta dell’Abbazia, austera e semplice, l’urna con le spoglie di Gioacchino da Fiore, quell’abate che Dante defisce «il calavrese / di spirito profetico dotato».