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Falerna, il borgo di Castiglione (FOTO)

Visitare Castiglione Marittimo e le vestigia del suo castello è come sfogliare il libro di pietra della storia. Il borgo è sorto attorno ad un bastione, edificato dai Normanni nel 1062, noto anche come Castrum Leonis, Castel Leone, quasi a simboleggiare la possanza della roccaforte. La fortezza fu costruita a presidio delle vie di comunicazione, riattivate a mezza costa, sulla collina litoranea, seguendo il tracciato di un’antica strada consolare. Il primo riferimento storico risale al 1091 e riguarda proprio il castello. In quell’anno, la rivolta della popolazione locale portò all’eccidio dei settanta militi normanni, posti a guardia del castello. Castiglione XE “Castiglione Marittimo” era, al tempo della storia, una città cospicua e forte: aveva, infatti, una importante funzione strategica. XE “Nicastro, attuale Lamezia Terme”, ricadeva nella giurisdizione ecclesiastica della Diocesi di Tropea dal 1094, anno in cui un diploma di Ruggero Borsa, figlio del Guiscardo, sopprimeva la sede vescovile di Amantea XE “Amantea” aggregandola a Tropea XE “Tropea” . I territori di Castiglione XE “Castiglione Marittimo” furono associati alla diocesi amanteana dopo la distruzione di Temesa, unitamente ad altri abitati costieri.

Da allora, iniziò il graduale sviluppo del luogo. A partire dal 1303 e per quasi mezzo millennio, Castiglione fu dimora feudale dei d’Aquino, una delle Sette grandi case del Regno di Napoli. Nel 1606, fu addirittura elevato al rango di principato. Il processo di espansione territoriale e politica durò diversi secoli finché, nel Seicento, dall’antica Castel Leone gemmò Falerna che, progressivamente, acquisirà autonomia ed egemonia amministrativa. Il territorio è sempre stato fecondo e generoso e le popolazioni operose. L’umanista Barrio, nel Cinquecento, racconta: «Qui si cuoce il gesso della pietra, vi sono anche tonnare» e «si producono vini e miele famosissimi». Il pregio del nettare d’uva, prodotto nelle terre castiglionesi, era noto oltre i confini del Regno: il prezioso succo impreziosiva, nel XVI secolo, le tavole dei romani pontefici. Del castello, distrutto da vari cataclismi, riconfigurato e rimaneggiato più volte, rimangono oggi l’arco d’ingresso, buona parte delle mura perimetrali, il consunto gnomone della meridiana, due ambienti sotterranei, posti nella parte orientale, le torri di nord ovest e di nord est.


Degna di nota è la cosiddetta torre dell’orologio, posta a ridosso dell’arco. Integrata nell’area del castello, la costruzione rappresenta un simbolo dell’identità comunitaria. La sua collocazione è simbolica e strategica: sita nel nucleo storico del paese e contestualmente nella parte alta dell’abitato, è visibile dalla maggior parte della popolazione. Sul finire dell’Ottocento, la cittadinanza decise di conciliare i ritmi della natura con la misurazione del tempo, grazie ad un prodigioso apparecchio capace di segnare le ore per la collettività. Si edificò, così, la torre e s’incaricò Alfonso Curci, maestro orologiaio napoletano, della costruzione dell’orologio civico. Il complesso meccanismo, collegato ad un battaglio che percuoteva una campana bronzea, scandiva le ore del giorno e della notte che si intrecciavano al trascorrere delle vite.


Oggi, la torre è tornata all’antico splendore, al termine di un impegnativo restauro architettonico, progettato da Vincenzo Mantuano e sostenuto dal Comune di Falerna. Il cuore della comunità di Castiglione, con le sue ascendenze millenarie, continua a battere con vigore, proprio come il suo inestimabile orologio. Merito di una collettività fiera ed attiva, simboleggiata dai suoi sodalizi: tra tutti, la Società operaia di mutuo soccorso, fondata nel 1904, decana delle associazioni locali che opera per favorire una migliore qualità di vita a residenti ed ospiti.

di Armido Cario – Scrittore e giornalista