02
Ago

Erbe spontanee e commestibili, un paradiso chiamato Calabria

Primavera ed estate sono le stagioni per eccellenza, camminando per i nostri campi, in collina o in montagna è facile imbattersi in piante nate spontaneamente, nulla a che vedere che la qualifica di “infestanti” ma manifestazione autentica di una terra ricca, di un clima favorevole e di una biodiversità sorprendente. Per raccogliere queste erbe e trasformarle in pietanze basta veramente poco, occorrono una buona e salutare passeggiata, un paio di forbici, un sacchetto e qualche utile indicazione per riconoscere quali tra le migliaia di specie possono essere raccolte, cucinate e mangiate. Molte di queste piante o di queste erbe possono essere mangiate crude in insalate, scottate leggermente a vapore, aggiunte a farinate, frittate o zuppe, per altre si può decidere di essiccarne foglie, fiori o semi.

Ce ne sono tantissime, molte sono note – pensiamo ad esempio al finocchietto selvatico – altre lo sono decisamente meno ma sono comunque in grado di regalare gusti intensi. Agricoltura in Calabria significa, infatti, non solo ciò che viene coscientemente coltivato ma anche tutto ciò l’ambiente e la terra sono in grado di offrire spontaneamente e che un tempo, in una regione da sempre segnata dalla povertà, era ritenuto una vera e propria benedizione. La prima e fondamentale raccomandazione riguarda la capacità di riconoscere un erba commestibile, riconoscerla dal punto di vista botanico non è difficile ma richiede un po’ di attenzione perché alcune di queste piante sono simili ad altre che potrebbero risultare tossiche o comunque non giovare per sapore ed effetti.
Uno dei suggerimenti migliori è quello di fissare bene a mente la forma delle foglie e, soprattutto, l’aspetto dei fiori, il combinato disposto di questi due elementi consente un facile e sicuro riconoscimento botanico.

Oppure, se si è indecisi, basta privilegiare quelle erbe spontanee e quelle piante che sono molto note e conosciute come commestibili. A presto con l’indicazione di alcune di queste gustosissime erbe il cui profumo percorrendo la Calabria è – per dirla con Leonida Repaci – inebriante.