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Lug

Il drago marino di Monasterace (VIDEO)

MONASTERACE A Monasterace, in prossimità della linea di costa, Paolo Orsi scopre nei primi anni del ‘900 i resti di Kaulon, polis della Magna Grecia, tra le prime a coniare monete in argento. Alla fine degli anni sessanta, nella stessa area, la scoperta di un mosaico raffigurante un drago che rimanda alla cultura, alla storia ed ai tesori, lasciati in eredità dall’epoca magnogreca. Monasterace diventa “la città dei draghi” quando l’archeologo Francesco Cuteri – nel 2013 – scopre uno tra i più grandi mosaici ellenistici di Magna Grecia, ribattezzata “la sala dei draghi e dei delfini” con una estensione di circa 30 metri quadrati.

«La scoperta è di straordinaria importanza perché si tratta del più grande mosaico ellenico della Magna Grecia. È come se ci trovassimo in una sala con tanti tappeti, solo che in questo caso il materiale usato è la pietra». Quella che stiamo scavando è la città ellenistica costruita dopo l’arrivo dei siracusani. La sala termale era un punto di benessere del corpo e i pavimenti mosaicati rappresentano il benessere dell’anima. Il drago è un elemento apotropaico, che dice che il male in quella sala non può entrare. Accanto c’è il delfino, simbolo della salvezza. I pirati che si tuffano in mare vengono trasformati da Dioniso in delfini, che quindi sono portatori di salvezza. È un messaggio forte, che ci spiega come i greci riconoscessero in ogni elemento la sacralità del mondo. Le persone amavano quello che avevano intorno. Cosa che dovremmo riprendere a fare anche noi.
                                                                                                                                                                                                                                                                                        Francesco Cuteri