03
Nov

L’Eparchia di Lungro ponte tra Oriente e Occidente (TERZA PARTE)

Nel corso di secoli ormai lontanissimi giunsero in Calabria monaci in fuga, interpreti di quel rito ortodosso che trovò proprio qui in Calabria un rifugio sicuro. Alfieri di questa particolare “evangelizzazione liturgica” furono i monaci basiliani. (Monaci in fuga, lo spirito basiliano nella Calabria bizantina). Una storia che si consumò lungo il corso di diversi secoli e che venne in qualche modo ravvivata dall’arrivo in Calabria degli italo-albanesi (La Calabria ed il Rito Greco-Bizantino, un caso nella storia della Chiesa Universale) che tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 ricevettero formale e definitivo riconoscimento con le istituzioni delle Eparchie.

Stiamo parlando di quella che è nota con diverse espressioni, Chiesa bizantina cattolica, italo-greca o italo-albanese; è una Chiesa che conserva tradizioni e riti che appartengono alla Chiesa Ortodossa ma che si trova nel pieno della comunione con la Chiesa di Roma. Tre sono le circoscrizioni di questa Chiesa in Italia: L’Eparchia di Lungro in Calabria, quella di Piana degli Albanesi in Sicilia e l’Abbazia di Grottaferrata nel Lazio; le prime due furono istituite in considerazione della presenza degli albanesi, l’Abbazia invece coincide con il Monastero fondato nell’XI secolo da un altro calabrese, San Nilo da Rossano, monaco italo-greco. L’Eparchia di Lungro con le sue 29 Parrocchie è, dunque, il frutto di una lunga storia, custode della tradizione religiosa bizantina e – elemento di non poco conto – presidio di difesa del patrimonio etnico e culturale del popolo arbereshe. Lo scorso anno l’Eparchia ha festeggiato i suoi cento anni dalla nascita con un evento straordinario, l’arrivo in Calabria, a Lungro, di Sua Santità Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico, successore dell’Apostolo Andrea, di fatto il più insigne rappresentante delle Chiese Ortodosse.

Mons. Donato Oliverio – Eparca di Lungro

Valgono, a celebrazione di una ricorrenza che è allo stesso tempo storica, religiosa, culturale ed antropologica, le parole dell’Eparca Mons. Donato Oliverio: “La Chiesa in Italia e, in modo particolare, in Calabria è bella perché respira a due polmoni. In questi cento anni l’Eparchia di Lungro ha contribuito a salvaguardare il principio della legittima diversità nell’unità della fede e ha mantenuto viva l’esigenza del rispetto della legittima diversità. Possiamo dire che la nostra Eparchia rende visibile in Italia il tesoro dell’Oriente cristiano, saldamente piantata in Occidente, con il patrimonio liturgico, cerimoniale, iconografico, teologico, culturale”.

Ed è forse questo l’aspetto più grandioso di questa storia, non solo nel passato ma anche nella nostra contemporaneità: la Calabria, i suoi paesi, i monasteri, le Chiese, l’Eparchia con l’eco della grande tradizione bizantina, è ancora oggi la terra dove Oriente e Occidente si incontrano, si comprendono e convivono. A comprenderlo furono due grandi Pontefici del secolo scorso, Paolo VI che definì i fedeli italo-albanesi precursori del moderno ecumenismo e Giovanni Paolo II che rivolto ai membri del Sinodo delle Eparchie li spronò a proseguire nei contatti con le Chiese Ortodosse.