28
Ago

Diodoro e Diomira, la storia della pitta ‘mpigliata

Nell’antica colonia di Sibari viveva Diodoro, giovane ed indomito combattente, che amava, ricambiato, Diomira, bella e splendente come e più del Sole.

Dell’aitante Diodoro era tuttavia innamorata anche la dea Athena, che tentò in ogni modo di conquistare il cuore del guerriero: gli propose l’invincibilità, ma lui rispose che sarebbe stato più eroico morire in guerra. Gli offrì la forza sovrumana, ma lui disse di preferire il combattimento alla pari, dove l’intelligenza sovrasta la forza. Gli porse l’eterna giovinezza, ma lui replicò che avrebbe voluto invecchiare serenamente accanto alla sua amata Diomira.

Allora, in preda alla rabbia e alla gelosia, Athena fece costruire a Dedalo un labirinto nel mezzo delle intricate foreste della Sila e vi rinchiuse Diodoro, dichiarando che non lo avrebbe liberato se non avesse corrisposto il suo amore.
Diomira, disperata, si rivolse alla dea Afrodite, al cui culto era votata, chiedendole di aiutarla.

La dea le rispose che i delicati equilibri esistenti tra gli dei dell’Olimpo non potevano essere sconvolti per favorire gli esseri umani e che avrebbe potuto intervenire solo in piccola parte. Le propose di trasformarla in colomba, per poter volare sopra il labirinto fino a raggiungere Diodoro e portargli conforto. Diomira accettò, ma la cosa non era sfuggita ad Athena, che mandò un’aquila a sorvolare il luogo. Ogni volta che la colomba tentava di avvicinarsi, l’aquila si gettava in picchiata per ghermirla e la colomba era costretta a fuggire via. L’unica cosa che riusciva a fare era gettare allo sventurato Diodoro una noce, un chicco d’uva, uno spicchio d’arancia, una goccia di miele.

Tuttavia, nei suoi voli, Diomira riuscì a memorizzare il percorso del labirinto. Così chiese ad Afrodite di trasformarla nuovamente, ma questa volta in insospettabile lumachina. Sotto queste spoglie riuscì ad entrare nel labirinto e lentamente, raggiunse il centro, dove il suo amato era prigioniero. Anche stavolta Athena scoprì l’inganno e ogni qualvolta la lumachina si avviava lasciando dietro di sé un scia di bava argentea, a segnare il percorso da seguire, dall’alto piombava l’aquila ad impedirle ogni movimento.

I due giovani disperati ed allo stremo delle forze si preparavano alla fine, quando Diodoro scorse un bagliore: un raggio di sole si rifletteva sul disegno a spirale di una conchiglia di dura e lucida madreperla che Afrodite aveva nascosto nottetempo nei rovi; il giovane la raccolse e la pose a protezione sulla lumachina, che ne sopportò agevolmente il leggero peso e si incamminò con le ultime forze rimaste.

L’aquila tentò più volte di forare il guscio, ma non vi riuscì e i due giovani arrivarono all’uscita del labirinto.
Athena accettò la sconfitta, perché anche gli dei, a volte, perdonano.

Diodoro e Diomira raccolsero i simboli della prigionia creando una dolce spirale di pane, farcita di frutta secca, miele, agrumi, che dedicarono alla dea Afrodite per ringraziarla del suo intervento.

Così nacque la pitta ‘nchiusa, o pitta ‘mpigliata.

di Anna Laura Mattesini