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Lug

Dai frammenti di stelle al ferro battuto

E’ il metallo più usato al mondo, oggi e da sempre, e la sua comparsa coincide con una significativa evoluzione nel percorso storico dell’umanità, prima Età della Pietra, poi Età del Bronzo ed infine, appunto, Età del Ferro. Il metallo venne impiegato inizialmente per la creazione di piccoli oggetti, quasi sempre ornamentali, e la sua diffusione fu molto lenta, scoperta la materia mancavano infatti strumenti e tecniche; gli antichi forni non raggiungevano le temperature adeguate alla fusione ed il risultato che si otteneva non era di qualità. Inizialmente il ferro ha qualcosa di magico, di sorprendente, di leggendario perche sembra sia apparso sulla terra per la prima volta intorno al IV millennio a.C. sotto forma di meteoriti caduti dallo spazio.

Frammenti di stelle, dunque, con tutto ciò che può significare per gli uomini di seimila anni fa sotto il profilo magico e simbolico.

Per assistere alla nascita della siderurgia, intesa come capacità di estrarre il ferro dal minerale e sottoporlo ai vari processi di lavorazione sino ad ottenere manufatti, bisognerà aspettare il 2000-1500 a.C. quando i popoli del Caucaso Meridionale, i Calibi e gli Ittiti in particolare, lo utilizzeranno per fabbricare armi.Accorgimenti tecnici e metodi di lavorazione consentirono infatti un impiego ben più ampio del metallo e con la comparsa della civiltà del ferro ebbe origine la storia della Grecia e delle regioni meridionali dell’Italia con la colonizzazione ellenica nel Mediterraneo.
E’, per la verità, una storia non da scrivere ma certamente da approfondire. Omero nell’Odissea recita con riferimento alla nostra regione (ma la spiegazione è controversa): “Or ora approdai, con nave e compagni, andando sul mare schiumoso verso genti straniere, verso Temése per bronzo, e porto ferro lucente”.

Quasi ad intendere che qui si consumasse uno scambio tra il bronzo e il ferro. Nell’VIII secolo a.C. un altro passo in avanti, irrompe sulla scena un’altra tecnica, il metallo rovente viene raffreddato immergendolo nell’acqua e così lo si rende più duro e resistente. Il vero sviluppo dell’attività siderurgica avviene durante il Medioevo, il ferro si afferma definitivamente sugli altri metalli e mentre nel passato era impiegato quasi esclusivamente per la costruzione di armi durante il periodo medievale diventa materia principale per la produzione di utensili domestici, agricoli ed artigianali.
Fra il 1300 e il 1500 l’Italia, assieme alla Spagna, è all’avanguardia nell’estrazione e lavorazione del ferro, un primato soppiantato nei secoli successivi da Francia e Germania; una particolarità riguarda proprio la Francia dove il lavoro del fabbro ferraio (serrurier) è particolarmente considerato al punto che nel 1650 il Re Sole, Luigi XIV, proclama la serrurerie quarta arte dopo pittura, scultura e musica.

La lavorazione del ferro è rimasta sostanzialmente immutata fino alla Rivoluzione Industriale nel 1700 e consisteva nel riscaldare in un forno dei minerali di ferro (limonite, ematite, siderite, magnetite) assieme a strati di carbone di legna, fino alla separazione dalle scorie di una massa di fusione spugnosa. E proprio questa massa spugnosa che veniva battuta e ribattuta più e più volte divenendo malleabile e compatta, si deve a questa operazione il nome “ferro battuto”. In Calabria la presenza del ferro e la sua lavorazione artigiana segue le dinamiche descritte in precedenza sia con riferimento al processo di ellenizzazione del Mediterraneo che all’epoca medievale. Nel 1491 è documentato il pieno sviluppo di due miniere nella Sila cosentina e nella zona di Squillace.
In pieno barocco la lavorazione del ferro battuto in Calabria è significativa, notevoli sono le realizzazioni di ringhiere per balconi con la caratteristica forma ricurva ed i motivi floreali; l’arte è diffusa in molti centri, nel catanzarese e nel territorio dell’antica Monteleone, a Serra San Bruno in particolare.

In tanti centri appare e rimane la “via dei forgiari“, a Tropea c’è un intero borgo raggiungibile da una via chiamata a “calata di’forgiari”. La nostra regione, tra tutte i possedimenti del regno di Napoli, era quella maggiormente dotata di risorse minerarie, i giacimenti di ferro sono ricchi ed alcune miniere – come quelle di Stilo – vengono espressamente citate in un diploma concesso da Ruggero il Normanno alla comunità certosina di S.Stefano del Bosco nel 1094. Ma la Calabria ha anche un’altra marcia in più, il territorio è montano ed è segnato da molti corsi d’acqua, il combinato disposto di questi elementi consente la lavorazione del ferro direttamente sul posto, ecco perchè nelle immediate vicinanze delle miniere nascono impianti di fusione.

A Stilo, ad esempio, si associano le ferriere fondate durante la dominazione aragonese di Fabrizia, Campoli, Spadola, Bivongi.

Facciamo un salto in avanti ed arriviamo al 1700, nel secolo della Rivoluzione industriale che vede la nascita in Calabria di un complesso produttivo che per l’epoca non solo è moderno ma rappresenta forse il più riuscito esempio di sviluppo nel Regno di Napoli, stiamo parlando delle Reali Ferriere e Officine Borboniche di Mongiana, nel vibonese. Il polo siderurgico sorse per volontà di Ferdinando IV di Borbone che inviò in Calabria l’architetto Mario Gioffredo con il compito di trovare un luogo adatto e lo individuò a Mongiana; la località scelta era ricca di boschi che garantivano il carbone e di due fiumi, Ninfo e Allaro, la cui acqua avrebbe invece dato la forza motrice. E siamo in presenza di una storia segnata dallo sviluppo, nel 1831 venne completata una nuova fonderia a Stilo, nel 1833 fu inaugurata la “Ferdinandea”, nel 1851 e nel 1855 a Mongiana furono innalzati due altoforni di tipo inglese denominati: ”San Francesco” e “San Ferdinando”.
Nello stesso periodo la Fabbrica d’Armi di Mongiana produce fucili completi ed etichettati come modello “Mongiana”.

Da questo luogo nacquero i primi ponti sospesi in ferro d’Italia, il “Real Ferdinando” sul Garigliano ed il “Maria Cristina” sul Calore. Nel 1861 questo miracolo produttivo e siderurgico finisce.
L’eco di questa grande tradizione di estrazione e lavorazione del ferro rimane ancora oggi, a Mongiana con un mirabile esempio di archeologia industriale, a Stilo e in molte altre località con gli ingressi di miniere che sembrano oggi custodire solo la gloria passata, nei tanti paesi della Calabria che ospitano botteghe e laboratori di fabbri all’interno dei quali il tempo sembra essersi fermato. Ed è cosi che è possibile scoprire ed acquistare le antiche lumiere, i cancelli di foggia ottocentesca o barocca, i portalegna da camini, i letti.