27
Ott

Come ottenere il rimborso Irap immediato senza bisogno del giudice

Per varie ragioni, l’Irap è stata considerata un’imposta odiosa. Ma, finalmente, l’Agenzia delle Entrate, recependo alcuni principi fissati dalla Cassazione, ha deciso di rimborsare automaticamente le somme versate – benché non dovute – dai lavoratori autonomi. In presenza di determinati requisiti, infatti, dietro richiesta dell’interessato e senza necessità del giudice, l’ufficio provvederà alla restituzione dell’imposta versata “per errore”.

Di recente, sembra che l’Agenzia delle Entrate stia dimostrando una maggiore “sensibilità” nel riscontrare le domande di rimborso dell’IRAP presentate dai contribuenti: domande a cui l’Agenzia in passato non aveva mai risposto. A seguito delle continue sentenze favorevoli al contribuente – in cui l’amministrazione finanziaria è stata peraltro condannata alle spese – gli uffici hanno iniziato a valutare in concreto le domande di rimborso, riconoscendo il diritto alla restituzione delle somme. Gli uffici dell’Agenzia, nel verificare il diritto al rimborso, controllano, innanzitutto l’eventuale presenza, presso il lavoratore autonomo, di dipendenti e/o spese di collaboratori esterni. In secondo luogo viene verificato l’ammontare delle quote di ammortamento. È evidente che ove gli importi da rimborsare siano elevati le cautele e i riscontri degli uffici saranno più rigorosi. Per verificare da sé i dati messi al setaccio dall’Agenzia, ciascun contribuente potrà esaminare il quadro RE della propria dichiarazione dei redditi e nello specifico, secondo il modello UNICO 2013, i righi: RE11 “Spese per prestazioni di lavoro dipendente e assimilato”; RE12 “Compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale”. Se nei righi RE11 ed RE12 non viene riportato alcun importo, vi sono elevate probabilità di vedersi accolta la domanda di rimborso. Un altro rigo che viene analizzato è l’RE7 relativo alle “Quote di ammortamento e spese per l’acquisto di beni di costo non superiore a euro 561,46”, anche se, in tale caso, la valutazione è più discrezionale e dipendente dall’attività esercitata. Per esempio: un dentista avrà ammortamenti maggiori di un avvocato poiché, mentre il primo “ammortizza” beni molto costosi come le sedie su cui cura il paziente, l’avvocato “ammortizzerà” beni poco costosi come il computer, ecc., con costi di gran lunga inferiori.

A ben vedere l’elevato ammontare degli ammortamenti non è determinante a escludere l’IRAP, ma dipendente dall’attività esercitata e se questa richiede beni costosi per essere svolta. Il quadro RE sopra citato è utilizzato esclusivamente dai professionisti (avvocati, ingegneri, geometri, architetti, ingegneri, dentisti, agronomi, medici, ecc.) e non anche da quei lavoratori autonomi che, qualificati come imprenditori, sono iscritti al Registro delle Imprese (per esempio gli agenti). In questi casi si dovrà fare riferimento agli analoghi righi presenti nel quadro RG della dichiarazione dei redditi, anche se, in queste ipotesi, è più difficile chel’Agenzia provveda al rimborso senza l’intervento di un giudice, trattandosi di soggetti considerati non professionisti. Attenti ai tempi Il rimborso non può essere richiesto per i pagamenti IRAP effettuati nei 48 mesi precedenti all’istanza. Per tale motivo è bene affrettarsi a predisporre l’istanza di rimborso e a depositarla il prima possibile, onde evitare la scadenza del termine previsto per legge. In entrambi i casi di rimborso, tramite Agenzia delle Entrate o tramite sentenza del giudice, al contribuente saranno comunque riconosciuti anche gli interessi legali sulle somme versate, per come previsti dalla legge fiscale.

Fonte: www.laleggepertutti.it