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Set

Il Codex, fascino e mistero del Vangelo miniato (VIDEO)

E’ del tutto evidente che i “verdi deserti della Calabria” furono quanto di meglio potessero aspettarsi i monaci basiliani, dopo le lunghe peregrinazioni da una costa all’altra del Mediterraneo, per sfuggire alle lotte iconoclaste. E forse approdò cosi in Calabria, a Rossano, il Codex Purpureus Rossanensis, il libro miniato su pergamena risalente ad un’epoca tra il V ed il VI sec. d.C. , bizantino di provenienza , quasi certamente da Antiochia di Siria. Il manoscritto onciale, un “Evangeliario” arricchito da 14 splendide miniature, raffiguranti fatti, avvenimenti, parabole riguardanti la vita del Cristo, contiene tutto il Vangelo di Matteo e quasi tutto quello di Marco. Gli studiosi si dicono convinti che, originariamente, fossero circa 400 le pagine (oggi sono solo 188) e dunque un «Evangeliario» con tutti e quattro i Vangeli. Il testo è scritto in greco, in caratteri maiuscoli “onciali ” e gli “inchiostri ” usati sono l’oro e l’argento.

«Il Codex Purpureus Rossanensis riveste uno straordinario interesse, sia dal punto di vista biblico e religioso, che da quello artistico, paleografico e storico-documentario. Un’opera simbolo di una regione, la Calabria, che ha mediato e tradotto in sintesi la civiltà greco-orientale e quella latino-occidentale. L’evangelario appartiene al tipo di produzione libraria color porpora, cui appartengono anche i Vangeli cosidetti Beratinus, Sinopensis ed il Petropolitanus».

Sottoposto a mesi di impegnative indagini ed analisi, nei laboratori romani dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, ha fornito notizie certe su storia, esecuzione e materiali usati.
Il Codex riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, tornato nel Museo Diocesano di Rossano, è ora all’interno di una teca insieme ai tesori di arte sacra che lo spazio museale conserva.

«Il Codex rappresenta, seppur nelle difficoltà di godimento di poche pagine e di una pagina per volta, una testimonianza fondamentale del mondo cristiano e dell’Occidente bizantino, qanto basta per rendere Rossano un luogo essenziale». Vittorio Sgarbi