06
Apr

A Civita, turisti “prigionieri” alla maniera di Skanderbeg

Tra i borghi più belli d’Italia e bandiera arancione (marchio di qualità turistico-ambientale) il borgo di Civita, in provincia di Cosenza, è in assoluto uno dei luoghi più affascinanti e suggestivi dell’intera regione Calabria.
Un vero e proprio contenitore di storia e bellezze, ambiente e tradizioni cui dedicheremo in un futuro approfondimenti.
Per ora ci limitiamo solo all’indicazione delle ipotesi sul suo nome ed a narrare una delle sue tipiche tradizioni che rientra nella cultura arbëreshë.
Quanto al nome non è chiaro se derivi da çifti, che in lingua arbëreshë significa “coppia” (in riferimento ai due rioni di Sant’Antonio e Magazeno), da qifti, “aquila”, o dal latino civitas.
In base alla morfologia dei luoghi, il nome giusto sarebbe appunto “nido d’aquila”, perché nascosto dalle rocce alla vista dei predoni saraceni il borgo è un vertiginoso belvedere, una visione d’aquila sul mare.
La tradizione è invece quella della “vallja” di cui ci siamo già occupati come elemento della cultura che resiste nell’antica Arberia di Calabria (leggi quì).
La “vallja” è una danza popolare, formata da giovani vestiti in costume tradizionale arbëreshë , che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati all’estremità da due figure particolari, chiamati “flamurtarë” (portabandiera), che si si snoda per le vie del paese con canti augurali e rapsodie tradizionali.
Il martedì dopo Pasqua è uno dei giorni in cui questa danza anima i vicoli e le piazze di Civita.
Il giorno e la danza rievocano una celebre vittoria dell’epico condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg avvenuta il martedì dopo Pasqua del 24 aprile 1467 contro le scorribande dei nemici invasori.
Il quel giorno il piccolo ma tenace esercito albanese – guidato da Skanderbeg – trionfò sulle armate turche, guidate da Balabano, salvando la città di Kruja.
La vallja si caratterizza per fantasiose evoluzioni e con spostamenti avvolgenti che catturano i turisti chiamati di buon grado, e volontariamente partecipi, ad offrire nei bar per riscattare la propria libertà. Anche in questo caso il richiamo è alle tecniche di guerra e guerriglie dell’eroe Skanderbeg.