14
Set

I Cistercensi di Acquaformosa, spazio all’Oriente

Quello che porta Oriente ed Occidente ad unirsi in Calabria è un lungo viaggio, una parte del quale è stato da noi ripercorso in tre diverse circostanze che richiamiamo alla memoria per chi volesse approfondire (Prima parte: leggi qui; Seconda parte: leggi qui; Terza parte: leggi qui).
In questa sede, e sempre nell’alveo di quel percorso, approfondiamo gli aspetti storici, culturali, religiosi ed identitari legati ad un Comune ed alla sua Parrocchia.
Siamo ad Acquaformosa con la sua Chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista.
L’edificio fu costruito dal 1500 al 1526, ad erigerlo furono dei profughi provenienti dall’Albania; profughi che giunsero in quei territori per concessione di un Abate Cistercense che governava la duecentesca Abbazia di Santa Maria di Acquaformosa, Abate che benevolmente li accolse offrendo riparo e prospettiva di vita e di fede.
L’originaria Chiesa, diruta, fu del tutto demolita e poi ricostruita dalle fondamenta tra il 1936 ed il 1938, con una configurazione adattata alle esigenze del rito bizantino (diversamente dalla Cattedrale di San Nicola di Mira a Lungro – sede dell’Eparchia – cove il percorso di trasformazione dell’originario impianto latino è ancora in corso).
Tra il 1939 e il 1940 nella Parrocchia di Acquaformosa sono state realizzate le sacre icone dell’iconostasi, su tavole di legno con sfondo di oro zecchino.
Vi sono rappresentati i Santi: Atanasio, Nicola di Mira, Giovanni Crisostomo, Pietro, Giovanni Battista, Paolo, Basilio e Lucia.
La scelta costruttiva fa di questa Chiesa uno splendido esempio del romanico dell’Italia meridionale dove si incontrano e si fondono le forme occidentali ed il mondo greco.
Entrando dalla grande porta, attualmente in bronzo, che riproduce fedelmente l’originale conservata all’interno della Chiesa, con le aquile bicipiti simbolo dell’impero d’oriente, lo sguardo si posa sulla maestosa figura del Cristo Pantocrator, con fondo in oro e dai lati i simboli dei quattro evangelisti.
E’ difficile che entrando in questa chiesa, non sfugga un’espressione di stupore e meraviglia per lo splendore di mosaici ed icone.