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Mag

Cerenzia e il drago a sette teste

La tradizione che stiamo per narrare riguarda uno di quei borghi, e sono molti in Italia ed in Calabria, che nascondono nelle pieghe di una lunghissima storia leggende e misteri.
Siamo a Cerenzia, in provincia di Crotone, il cui nome originale è Acerenthia fondata – come sostiene Strabone – dal mitico Filottete.
Un borgo che oggi è rudere e testimonianza della sua storia e che in passato contava migliaia di abitanti, una sede vescovile e nove chiese; oggi è possibile ripercorrere questa storia grazie al Parco Archeologico di Akerentia.

La fama di questo luogo è intimamente legata ad una leggenda che si è sviluppata nel corso del sedicesimo secolo; nel 1528  gli abitanti di Cerenzia che si trovavano in fila alla fontana per prendere l’acqua, si trovarono di fronte un drago a sette teste che sputava fuoco.
Spaventati dall’apparire di un simile mostro corsero a cercare riparo dal Vescovo che indicò in San Teodoro d’Amasea l’unico in grado di uccidere il drago.
Il 9 novembre del 1528, guidati dal santo, gli abitanti di Cerenzia svegliarono il drago rintanato in una grotta, fuori dal rifugi ad attenderlo c’era San Teodoro che lo colpì ad un occhio uccidendolo.
Da quel momento il Santo divenne il protettore del paese ed ogni anno a Cerenzia il 9 novembre viene celebrata l’impresa di San Teodoro, nella chiesa è attualmente conservato un quadro in cui il soldato martire viene rappresentato con le sette lingue del drago sulla sua testa.