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Mag

Catanzaro, tra campo e tribunale: il futuro è un rebus

cosentino Giuseppe

E’ adesso cosa accadrà? E’ la domanda che affligge tutti i tifosi del Catanzaro Calcio, sgomenti dopo aver letto stamane la notizia dell’arresto del presidente del club Giuseppe Cosentino.

Ieri il pareggio ottenuto nei playout contro la Vibonese, che ha permesso a Maita e compagni di evitare la retrocessione (all’andata era finita 3-2 per i giallorossi). Dalle stelle alle stalle in poche ore, dalla gioia per una salvezza ottenuta dopo un anno di agonia, ad un futuro in bilico e con lo spettro fallimento che torna minaccioso.

La solita stagione insomma, maledettamente tormentata, con quattro allenatori sotto contratto ed una tifoseria ormai in rotta di collisione con la dirigenza. Questa volta è davvero finita l’avventura di Cosentino alla guida del Catanzaro. Il presidente, ieri al termine della gara aveva confidato ai suoi collaboratori la volontà di abbandonare la società. Tante le provocazioni del vulcanico patron in questi anni, tanti gli addii annunciati, troppi i dietrofront e poi quel rapporto ormai logoro con gli ultras calabresi. “Cosentino Vattene” era il coro dei tifosi che chiedevano al presidente di abbandonare una nave che ora rischia seriamente di affondare.

Da questa mattina, infatti, Cosentino si sarebbe messo a lavoro per cedere le quote, trovare nuovi investitori, imprenditori disponibili ad acquistare la società. Cosentino voleva lasciare quella poltrona diventata troppo scomoda, ma la visita della Guardia di Finanza ha mandato a monte tutti i piani. Adesso il Catanzaro è senza una guida, Il club è, di fatto, congelato. Bisognerà anche adempiere agli obblighi necessari per poter partecipare al prossimo campionato di Lega Pro ed anche una eventuale e probabile cessione, ormai non dipende più dalla volontà di Cosentino.

Occorre sottolineare però, come le casse societarie non siano in rosso, anzi il club è proprietario di alcuni giocatori che in caso di cessione garantirebbero i soldi necessari per saldare eventuali debiti. Come ad esempio Gianluca Di Chiara, esterno sinistro ceduto in prestito con diritto di riscatto dalla società giallorossa al Perugia, autore di un’ottima stagione ed attualmente impegnato con gli umbri nei playoff promozione. Per riscattarlo il Perugia sarebbe costretto a sborsare circa 600mila euro. Un investimento che gli umbri potrebbero portare a termine, anche in caso di promozione, decidendo poi se rivendere il giocatore ad un costo superiore oppure inserirlo in qualche trattativa.

Ed allora? Non resta che attendere gli sviluppi dell’inchiesta “Money Gate” che ha permesso agli investigatori di scoprire, in maniera del tutto casuale,  anche una presunta “combine” che vede protagonisti Catanzaro ed Avellino, relativa al campionato di Lega Pro 2012/2013. Sul caso sta già indagando la Procura Federale, che ha in mano i documenti inviati dalle fiamme gialle. Coinvolti nel tentativo di alterare il risultato finale della gara (finita 1-0 per i campani),  l’allora direttore sportivo del Catanzaro Armando Ortoli, l’ex calciatore giallorosso Andrea Russotto, il presidente dell’Avellino, Walter Taccone e il direttore sportivo, Vincenzo De Vito. 

I tifosi giallorossi più che al futuro incerto ed oggi assolutamente indecifrabile, pensano alle ultime e disastrose annate. Dalle inchieste “Contrattopoli” e “Dirty Soccer”, al ritorno flop di Kamarà, dalle voci – mai confermate – di una cordata formata da presunti imprenditori interessati a rilevare la maggioranza delle quote societarie, alle scelte sul mercato ed a quelle legate ai dirigenti giallorossi. Una serie infinita di errori che hanno spinto la squadra nelle zone calde della classifica ed i tifosi a disertare il “Ceravolo”.

Per Catanzaro all’orizzonte si profila l’ennesima estate rovente, tra campo e tribunale.