12
Feb

Il Castello di Vibo e il Museo nel racconto dei protagonisti

Scelto come luogo di fortificazione strategica per il controllo del territorio, la costruzione del castello di Vibo Valentia viene fatta risalire all’epoca Normanna. Il castello sorto sull’acropoli di Hipponion, colonia magnogreca fondata dai Locresi nel VI secolo a.c., è stato per Federico II una delle postazioni più importanti. Successivamente divenne residenza di una famiglia nobiliare e luogo privilegiato per gli aristocratici grazie alla sua posizione geografica. Il castello domina la costa tirrenica da dove è possibile ammirare un panorama mozzafiato con lo sguardo rivolto verso la Sicilia, mentre dal lato interno si affaccia sul monte Poro. Oggi una peculiarità è la presenza al suo interno del Museo Archeologico “Vito Capialbi” che scopriremo con l’aiuto della direttrice Adele Bonofiglio.

Il museo, ci racconta l’archeologa, ospita una collezione originariamente privata appartenente al conte Vito ed è uno dei pochi esempi di mecenatismo calabrese. La collezione è costituita da ritrovamenti subacquei di anfore e ancore che rappresentano un’importante testimonianza di archeologia urbana.

Nella prima sala si racconta la storia di Hipponion attraverso il ritrovamento di una fossa votiva dedicata a Scrimbia (la bellissima Naiade di Hipponion) rinvenuta durante uno scavo di emergenza.
La direttrice ci racconta che “i frammenti di questa località sacra ci restituiscono l’immagine di come si viveva in una sub colonia di Locri fondata nel periodo magno greco ed inoltre questi ritrovamenti testimoniano come la città avesse una produzione autonoma di anfore e di culti”.
Abbiamo, ad esempio, il culto di origine locrese rivolto a Persefone, dea dell’acqua e del rifiorire della natura. La presenza degli elmi e delle armi come doni alle divinità è legata alla presentazione dei fanciulli agli dei che diventavano adulti e guerrieri e rappresenta un’altra testimonianza di come si svolgessero i riti religiosi nel periodo della Magna Grecia”.

La direttrice del museo continua il suo racconto spiegandoci che ”scendendo dal piano superiore troviamo la lamina orfica, situata nell’unico ambiente di epoca medievale presente all’interno del castello. Un ritrovamento unico in Calabria che ci mostra come vi era la presenza di culti orfici. La lamina contiene un testo di presentazione della defunta nel momento in cui incomincia a scendere negli inferi, è una formula da recitare, una sorta di documento che consentiva un passaggio sereno negli inferi”.

Continuando la visita alla scoperta del castello, arriviamo nella sala al piano terra dedicata all’allestimento della fase romana della città di Valentia. La Bonofiglio ci spiega che “nell’epoca romana la città aveva una grande importanza non solo da un punto di vista strategico ma anche di tipo produttivo, infatti sono state ritrovate numerose ville dedite alla coltivazione del pesce e dei prodotti ittici. Il rinvenimento della testa di Agrippa, un parente dell’imperatore romano, ci mostra come la città di Valentia era stata una località scelta come luogo di vacanze dalla famiglia imperiale e dai ricchi romani.”

Infine la direttrice ci racconta la leggenda di una giovane donna che si suicidò lanciandosi dalle mura della fortezza a causa delle sue pene d’amore e durante la notte il suo fantasma ritorna ad abitare le stanze del castello.