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Il castello e gli ultimi giorni di Gioacchino Murat (VIDEO)

PIZZO Sul litorale di Pizzo si consuma il tentativo, nel 1815, di Gioacchino Murat di riprendersi il Regno di Napoli. Catturato dalla gendarmeria borbonica viene rinchiuso nel castello e dopo un processo farsa, fucilato e pare sepolto nella Chiesa di San Giorgio, in una fossa comune. Divenuto Re di Napoli, per concessione di Napoleone, l’epopea di Murat si conclude il 13 Ottobre 1815 assegnando a Pizzo un posto nella storia europea.

“Ci sono certe città sconosciute il cui nome, per inattese, terribili, clamorose catastrofi, talvolta acquista improvvisa fama europea e che s’ergono in mezzo al secolo come una di quelle paline storiche piantate dalla mano di Dio per l’eternità: tale è il destino di Pizzo. Senza annali nel passato e probabilmente senza storia nell’avvenire, essa vive sulla sua gloria di un giorno ed è diventata una delle stazioni omeriche dell’Iliade napoleonica. Infatti è noto che fu nella città di Pizzo che Murat venne a farsi fucilare, là che quest’altro Aiace trovò una morte oscura e cruenta, dopo aver creduto, per un istante, che, anche lui, pur avendo gli dei contro, sarebbe riuscito a salvarsi”.

Alexandre Dumas

 

Nel Castello di Pizzo, un maniero edificato da Ferdinando d’Aragona nel 1492, Murat trascorse cinque giorni, qui dalla sua cella scrisse l’ultima lettera alla sua amata moglie Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, ed ai figli.

“L’ora fatale è arrivata, morirò con l’ultimo dei supplizi, fra un’ora tu non avrai più marito e i nostri figli non avranno più padre. Ricordatevi di me e tenetemi sempre nella vostra memoria. Muoio innocente e la vita mi è tolta da una sentenza ingiusta. (…) Mostratevi degni di me; vi lascio in una terra e un reame pieno di miei nemici; mostratevi superiori alle avversità e ricorda¬tevi di non credervi più di quanto siete, pensando a ciò che siete stati”.

Gioacchino Murat – Lettera a Carolina

La leggenda narra che Murat davanti al plotone di esecuzione disse: “Soldati, mirate al cuore, ma risparmiate il viso!”. Una fierezza che ispirarono l’epigrafe scritta dal Conte Agar di Mosbourg all’indirizzo di Murat: “Seppe vincere, seppe regnare, seppe morire”.