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Lug

Il Castello della Lacina e la Baronessa “ninfomane”, una trama fatta di alberi e nebbie

I sentieri, gli alberi, il silenzio. E’ ciò che spinse fino a queste latitudini San Bruno, alla ricerca di una simbiosi con il Creato, al riparo di una contemplazione non disturbata da alcuno. Siamo poco distanti da quel faro che da secoli illumina in silenzio, la Certosa. Qui la meraviglia della natura schiude panorami incredibili, da vita a scenari talmente suggestivi che a volte intimoriscono nel ripetersi di luci ed ombre, spazi aperti e trame fittissime di alberi. Percorrendo questi sentieri è possibile imbattersi in una storia condita dal sapore della leggenda, c’è un mistero, oscuro ed impenetrabile, nulla di più in contrasto con la ricerca del sacro, con la contemplazione e la preghiera.

Nel cuore delle Serre la nebbia crea un velo ed alimenta fantasmi del passato, sembra di essere immersi in un paesaggio nordico; i colori si sfumano, da qualche parte qualcuno di invisibile sembra ci osservi in silenzio. E’ Maria Enrichetta Scoppa, Baronessa di Badolato, nata nel 1831 e vissuta fino al 1912. Ad alimentare il fantasma e la leggenda della baronessa i resti, pochi, di un vecchio maniero circondato da zone paludose ed eretto nel bel mezzo di una delle foreste più inospitali della Calabria. E’ il Castello della Lacina, un luogo tenebroso che colora da sempre i racconti delle Serre.

“Ci stava ‘nu castellu alla Lacina; duvi si dicia ca la terra ‘ntrona; e mo lu riduciru a ‘na rovina, ma tandu ‘nci stacìa ‘na gran matrona”. 
Bruno Tassone – “Lu castellu di la barunissa”

Le rovine del Castello hanno un aspetto sinistro, quasi a voler confermare la leggenda di una donna narrata come pia e devota la cui leggenda, però, indica lasciva, lussuriosa e “malefica”.
La Baronessa, dicevamo, nasce nel 1831 a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, è ricca e con molte proprietà; la sua vita pubblica appare lineare, rigorosa, una donna timorata di Dio e devota alla sua Chiesa. A tal punto che fa costruire una Chiesa, ne restaura un’altra, aiuta i giovani che scelgono di seguire Dio e diventare sacerdoti, fa opere di carità verso i poveri e lascia in eredità ad una congregazione di suore il palazzo di famiglia. La Baronessa in estate cerca riparo dalle calure della costa e sale in montagna, nel Castello della Lacina; qui, quasi fosse in realtà la protagonista de “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” scritto proprio in quegli anni da Robert Stevenson, la Baronessa assumeva la personalità che l’ha trasformata in leggenda nera, oscura, impenetrabile.

Castello della Lacina – foto Famedisud.it

Nonostante il voto della verginità ed a dispetto delle sue opere pie, la baronessa cerca e vive esperienze erotiche e sessuali, lo fa attirando giovani uomini nel suo Castello e consumando amplessi riparata dal maniero e dai boschi. Il suo desiderio di apparire pia e devota è in conflitto con questa natura da ninfomane. Ed è cosi che la Baronessa faceva letteralmente sparire i suoi amanti nelle zone paludose che circondavano il Castello. E’ difficile tracciare una linea che separi verità e leggenda, storia documentata e racconto popolare.
Sta di fatto che il luogo, il maniero, le paludi (oggi lago), la nebbia che avvolge gli alberi rendono questa narrazione se non vera di certo verosimile. Il Castello può essere raggiunto e visitato, è consigliabile essere accompagnati da una guida professionale a causa della zona impervia, della fitta trama di sentieri e alberi, del fantasma della Baronessa. Perché, come si è soliti dire con ironia, crederci potrebbe essere da sciocchi ma non crederci affatto potrebbe risultare da imprudenti.