27
Lug

In Calabria, il primo vino vegano: crescono consumi e qualità

A molti è apparsa una semplice moda ma il vino vegano, in realtà, è uno di quei classici esempi di prodotto che segue e in molti casi anticipa le tendenze dei consumatori. Secondo i dati Eurispes la cosiddetta alimentazione “plant-based” è ormai una realtà consolidata in Italia al punto che la somma tra vegetariani e vegani risulta pari al 7,3% della popolazione con i vegani che hanno registrato un punto percentuale di aumento (sono complessivamente l’1,9% del totale). Il cambiamento è sostenuto dalla volontà delle donne, il 5,8% è vegetariano contro il 5% degli uomini, il 2,8% è vegano contro l’1,1% degli uomini. Quanto alle motivazioni tra coloro che scelgono una dieta vegetariana o vegana il 25,1% lo fa per filosofia di vita, il 3,6% per motivazioni ambientali, 3 su dieci perchè ritengono abbia benefici sulla salute.

Ma i numeri fotografano anche un aumento dei consumi per prodotti “speciali”, il 19,3% degli italiani consuma prodotti senza glutine ma gli intolleranti sono solo il 6,4%, il 18,6% compra prodotti senza lievito ma solo il 4,6% è intollerante ed infine il 26% acquista prodotti senza lattosio ma solo l’8,5% lo fa per una diagnosi di intolleranza. Una tendenza che le analisi indicano come riferita ad una crescente consapevolezza sugli stili di vita e sui consumi.

Ma veniamo al Vino vegano, proviamo a capire cos’è. In molti ritengono infatti – sbagliando – che si tratti di una sorta di bevanda sintetica ma cosi, ovviamente, non è. La definizione propria è invece questa, è vegano quel vino nella cui filiera di produzione non viene impiegato qualsiasi tipo di derivato di origine animale, come sono ad esempio l’albumina d’uovo, la caseina o i caseinati, l’ovoalbumina e la lisozima da uovo. Nella “normale” produzione di vino oltre all’uva, infatti,  possono essere utilizzati in cantina coadiuvanti tecnologici e alcuni di questi possono essere appunto di origine animale.

In pratica i cosiddetti i “coadiuvanti tecnologici” sono sostanze, organiche o inorganiche, utilizzate per favorire determinati processi e subito dopo eliminate perché vanno a depositarsi sul fondo dei contenitori. In pratica nel vino non dovrebbero essercene, salvo che in minima e residuale parte. Tra i “coadiuvanti tecnologici” più utilizzati ci sono i “chiarificanti” impiegati per eliminare le impurità (l’albumina d’uovo, la caseina e i caseinati, la colla d’ossa, la colla di pesce, la gelatina).

Anche in Calabria si va affermando questa tendenza ed a fare da apripista è stata una delle cantine più apprezzate nel panorama vitivinicolo regionale, le Cantine Statti a Lamezia Terme ha lanciato il primo vino vegano calabrese, peraltro già destinatario di un marchio di qualità, il Lamezia DOC. Al posto dei chiarificanti di origine animale viene impiegata la bentonite, un minerale di origine argillosa con la caratteristica di assorbire le particelle in sospensione e farle depositare.