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Apr

Belcastro, la terra degli Aquino e di San Tommaso – VIDEO

Oggi siamo a Belcastro, in provincia di Catanzaro, un borgo medievale che intreccia e fonde in una pregevole armonia differenti periodi storici.
Ci accompagna alla scoperta di questo scrigno di storia e di leggende lo storico Ivan Ciacci.
Belcastro dopo essere stata feudo dei d’Aquino – ci spiega Ciacci- intorno al 1300 fu nominata da Roberto d’Angiò “Bellocastrum” proprio per la magnificenza dei suoi luoghi.
Secondo alcuni storici locali Belcastro avrebbe anche dato i natali, nel 1226 al Sommo Dottore della Chiesa San Tommaso d’Aquino (GUARDA IL VIDEO).
“L’origine di Belcastro – ci racconta lo storico – ascende al periodo magnogreco, coperta dalla leggenda della città di Choni. La narrazione vuole che il mitico eroe troiano Filottete, sbarcando in Calabria fondò tre cittadine, le odierne Cirò, Strongoli e Choni”.
Molti storici si riferiscono a Belcastro come l’antica Choni; questa idea è rafforzata dal fatto che il fiume Nasari, che divide il borgo dal suo ex villaggio Villa Paragone, era nominato anticamente Siri, fiume dell’antica Chonia.
Con Ivan Ciacci visiteremo una chiesa di origini antichissime: la cattedrale di San Michele Arcangelo.
“Siamo- ci spiega lo storico- in una delle chiese più antiche in Calabria, la sua sobrietà e austerità sembra quasi suggerircelo. L’occhio non si perde ma si concentra su questa concretezza di valori. Il frontale testimonia il passaggio romanico e bizantino; ci sono tre porte con colonne corinzie e salendo con lo sguardo si può ammirare la finta balaustra. All’interno della chiesa notiamo due lapidi che sono segno indelebile della presenza dei d’Aquino in Belcastro, lapidi fatte realizzare da Aimone d’Aquino nel 1112.”
La chiesa ha tre navate a croce latina e sui fianchi spiccano due grandi altari.
“Ai lati delle navate é presente un affresco verosimilmente riferibile a San Nicola da Bari poichè – ci racconta Ciacci- intorno al XIV-XV secolo era un santo molto venerato, un altro affresco invece rappresenta la scena del Gòlgota ed è di epoca remota precedente a quello di prima”.
Nel settecento in seguito ad una azione salvifica dell’Immacolata nei confronti dei belcastresi contro la peste, il quadro dedicato alla Vergine venne considerato miracolistico e veniva portato in processione ogni qual volta c’era un pericolo.
Per questo motivo si decise di affiancare la Vergine Immacolata a San Tommaso D’Aquino come compatrona di Belcastro.