02
Lug

Belcastro, la città di San Tommaso D’Aquino

Sopravvissuta al tempo, la Torre del castello domina Belcastro, un tempo feudo medioevale e vescovile. La Torre “Mastra” – eretta a difesa dell’autonomia vescovile – era cinta da possenti mura e all’interno trovavano spazio, la residenza del vescovo e la cattedrale. Ma il Castello – passaggio obbligato tra le contee di Catanzaro e di Crotone – sulla minaccia turca, veniva fortificato dagli aragonesi con un ulteriore perimetro difensivo.

Torre Mastra – Castello

«L’età dei castelli. Simbolo del potere signorile, e segnale dell’avvento di una nuova organizzazione urbana che si concretizza, prevalentemente, attraverso l’arroccamento nelle aeree dell’interno agli inizi del sec. X, il castellum costituisce la forma d’insediamento che caratterizza i nuovi centri abitati del Crotonese». Risalta dunque, come il castello non costituisca mai un complemento alle difese della città, ma una presenza che, in maniera più o meno marcata, gli si dimostra sempre contrapposta. Accanto a questa loro nuova funzione urbana, comunque, i castelli continueranno a svolgere il compito che già assolvevano durante l’età romana, vigilando sui principali punti d’attraversamento del territorio e mantenendo la loro caratteristica struttura. Si trattava di torri a base quadrata impostate su tre livelli: al piano terra c’era un ambiente inaccessibile dalle’esterno, destinato ad ospitare cisterna e magazzini e da qui era possibile accedere nella parte abitabile della torre, posta nella parte superiore dove era possibile raggiungere la corte e quindi gli ambienti di servizio: cappella, abitazioni ed i ricoveri per gli animali. Il complesso era difeso da una palizzata e da un fosso».

Duomo di Belcastro

 

Successivamente il maniero diventa residenza dei feudatari del luogo, dei Conti d’Aquino, genitori di San Tommaso che – secondo la tradizione – nasce tra le stesse mura che oggi ospitano la Cappella.

«San Tommaso d’Aquino, e la teologia diventò santità. Domenicano, Dottore della Chiesa, di origini nobili, si forma nel monastero di Montecassino e diviene maestro negli studi di Parigi, Orvieto, Roma, Viterbo e Napoli. Nella “Summa” diede sistematicamente un fondamento scientifico, filosofico e teologico alla dottrina cristiana. Quando papa Giovanni XXII nel 1323 lo canonizzò a chi gli obiettava che non aveva fatto miracoli rispose: Quante preposizioni teologiche scrisse, tanti miracoli fece».