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Mar

Basilio, il Santo che plasmò la Calabria

Non sono molti i comuni calabresi in cui è venerato come Patrono eppure San Basilio Magno, dottore della Chiesa, è stata una delle figure che più a fondo, e per molti versi, ha segnato la storia della nostra regione.
Perchè qui la Magna Graecia ha avuto sì un ruolo decisivo ma secoli dopo la caduta dell’Impero Romano e prima della nota ri-latinizzazione ad opera dei Normanni in Calabria spirava forte ed
impetuoso un vento d’Oriente.
In decine e decine di grotte il silenzio orante e contemplativo dei monaci italo-greci fu parola viva, anacoreti che perpetuarono e rilanciarono la spiritualità bizantina, le laure (bellissime quelle a Stilo), gli eremi, gli anfratti profondissimi (suggestivi quelli di Palmi), i cenobi ed i monasteri ridefinirono il volto della regione.
I monaci che seguirono la regola di San Basilio furono, per la Calabria, lievito di fede ma anche indirizzo di vita economica e sociale, dall’agricoltura alla cura del territorio e poi, ovviamente, fino
alla costruzione di mirabili opere architettoniche.
Il basilianesimo permea dunque la regione al punto che il mai sufficientemente celebrato archeologo Paolo Orsi mise nero su bianco un’indicazione illuminante:

“La Calabria, terra vergine ed ancora sotto tanti rispetti inesplorata, io penso racchiuda ignorati documenti storici, monumentali ed artistici della bizantinità. Attorno alla fulgida gemma della Cattolica io ho intrecciato un degno serto di altri cospicui monumenti diruti ed abbandonati. Ho la speranza che altri monumenti del basilianesmo si nascondano nelle forre dei bei monti calabresi, dove il basilianesmo aveva messo radici così vaste, tenaci e profonde”.

Radici profonde, come quelle della devozione alla Madonna, quella Achiropita di Rossano, Greca di Capo Rizzuto, di Capocolonna, di Romania a Tropea.
Un patrimonio sterminato di fede e cultura, come quella racchiusa nei codici custoditi qui fino a quando i legati pontifici, guidati dal Cardinale calabrese Guglielmo Sirleto, non li trasferirono a
Roma rendendo la Biblioteca Vaticana un vero e proprio scrigno “latino”; della cultura greca.
Alcuni di questi mirabili esempi di fede, arte e cultura sono ancora qui, il più celebre e prezioso è senz’ altro il Codex Purpureus Rossanensis.
Ma torniamo ai basiliani ed alla loro ancora visibile presenza: la Cattolica di Stilo, Santa Maria de Tridetti a Staiti, San Giovanni a Bivongi, il Battistero e la vecchia Cattedrale a Santa Severina, il
Patirion a Rossano e poi decine e decine di altri luoghi prima basiliani e poi appartenuti ad altri Ordini e carismi.
San Basilio nacque a Cesarea di Cappadocia, attuale Kaysery in Turchia, verso il 330 da un ricco rètore e avvocato, la sua famiglia era intrisa di santità, suo nonno morì martire nella persecuzione di Diocleziano e sua nonna, Santa Macrina, fu discepola di San Gregorio Taumaturgo. Santi furono i suoi genitori Basilio ed Emmelia, che ebbere oltre a Basilio altri cinque figli tra cui San Gregorio, poi vescovo di Nissa, e San Pietro, vescovo di Sebaste, e cinque figlie.

Ai suoi seguaci San Basilio consegnò le Grandi Regole e poi le Piccole Regole (Regulae fusius tractatae e la Regulae brevius tractatae) che gli valsero l’appellativo di “legislatore del
monachesimo orientale”.
Con le regole San Basilio invitava a seguire uno specifico stile di vita per raggiungere la perfezione, lavoro manuale (il corpo), la preghiera (lo spirito) e lo studio delle Sacre Scrittura (la mente) erano i fondamenti di questo percorso.
L’indirizzo scelto era quello di preferire agli eremi i cenobi, non l’isolamento come via unica ed individuale ma un silenzio operoso, prossimo se non interno alle città e concepito in una
dimensione pastorale e caritativa.
San Basilio fu anche Vescovo di Cesarea con un approccio ed una capacità di governo spirituale e materiale che gli fece conquistare il titolo di “Magno”.
Pensatore illuminato a lui si deve la formulazione – in sintesi ed efficacia – di uno dei dogmi più profondi ed intensi della fede cristiana, la Trinità che per San Basilio era “Una sola essenza in tre
ipostasi” (ipostasi era il termine greco che trova come equivalente il latino substantia).
Questo protagonista della fede inondò la Calabria grazie ai suoi monaci che giunsero nella nostra regione e furono fedelissimi alla Regola al punto che lo stesso Santo descrivendoli scrisse:

“Ammirai la severità della loro vita, la fermezza nel travaglio, fui stupito della loro applicazione alla preghiera, del modo in cui dominavano il sonno e si piegavano di fronte a nessuna necessità della natura. Essi serbavano sempre elevati e liberi i sentimenti dell’anima. Mostravano con gli atti cosa significhi vivere quaggiù pellegrini ed avere cittadinanza del cielo. Tutto ciò attirò la mia
ammirazione e stimai beata la vita di questi uomini”.

Oggi, in Calabria, un cammino basiliano ripercorre in 73 tappe e circa mille chilometri le tracce dei monaci italo-greci e della spiritualità basiliana.