04
Nov

Artigiani del vetro sin dall’antichità

La materia della quale discutiamo oggi è senz’altro affascinante ed alimenta una storia di significativa antichità; il vetro è per definizione materia fragile, la sua lavorazione richiede grande perizia unita spesso ad eccezionali doti artistiche. Ce ne occupiamo, però, solo con due prospettive, il vetro elemento che ci racconta la sua lavorazione nei secoli passati ed il vetro “sostanza e forma di fede”.

” Troppa luce disperde i pensieri, mentre ad una luce più moderata e come incerta gli animi si raccolgono e il sentimento religioso s’intensifica”

Tommaso Moro

Il vetro nella storia
Quando parliamo di archeologia la mente corre veloce, e non potrebbe essere diversamente, a ville scoperte, a mosaici, a templi, colonne, basamenti, anfore, utensili vari, insomma a tutto il corredo di evidenze di cui è strepitosamente ricca la nostra regione. In pochi forse sanno che nel corso degli ultimi anni la ricerca archeologica ha focalizzato una parte della sua attenzione sui cosiddetti manufatti vitrei, elementi fragilissimi che sono, per bellezza e decorazioni, preziosissimi. Dalla nostra antica storia sono emerse molte testimonianze e sarebbe fin troppo lungo descriverne i dettagli, ci limitiamo solo ad alcune brevissime indicazioni, la prima riferita ad un nome epico dell’archeologia, Paolo Orsi, che segnalava nel santuario di Apollo Aleo, nell’area di Cirò Marina, la presenza di oggetti vitrei: di tale materia si ebbero solo due tenui cosette, una perlina sferica in vetro blu, ed un frammento del collo d’una delle note anforette balsamarie in vetro variegato , assieme ad un secondo collo, munito ancora del suo manichetto”.

Soffiatura del vetro

Ma le testimonianze sono diverse, lenti e frammenti in pasta di vetro o di vaghi in pasta vitrea sono presenti nella tomba a camera bisoma italica di Marcellina Santa Maria del Cedro, sulla costa tirrenica cosentina; un ottimo approfondimento sul tema può essere sviluppato con il testo “Il Vetro in Calabria” edito da Rubbettino ed a cura dell’Istituto Regionale per le Antichità Calabresi Classiche e Bizantine (Iraceb). Ciò che ci importa – in questa sede – è evidenziare i due aspetti, la presenza del vetro e la capacità di lavorarlo per dar vita ad oggetti che ancora oggi sorprendono; ora però facciamo un passo in avanti lungo più di dieci secoli giungendo al vetro ed alle vetrate, qualcosa di artistico, religioso, intimo e storico.

«La finestra trasferisce in modo abbastanza diretto la luce naturale nell’ambiente architettonico, la vetrata trasfigura la luce in simbolo prima ancora che possa giocare con la struttura muraria; trasfigura la luce fisica in luce metafisica.”

Padre Costantino Ruggeri

Le vetrate, dunque, trasformano ciò che è fisico e metafisico attivando ciò che possiamo definire un doppio percorso, quello della luce che l’attraversa dando forma e colore ad una via e quello dell’anima che sommessamente illuminata coglie per intero lo spirito e l’insegnamento di ciò che è raffigurato. Le vetrate all’interno delle Chiese hanno una triplice funzione, fanno parte dell’architettura perchè si inseriscono nella costruzione interrompendo i possenti muri e sono esse stesse muri luminosi, sono luce che assolve alla originaria funzione e cioè illuminare ma, allo stesso tempo, sono pitture dipinte dal sole, ed infine sono vera e propria arte perché i soggetti raffigurati rimandano a storie bibliche o alla vita dei Santi.

«Gli amici uscirono dalla chiesa e guardando in su, dall’esterno, alla finestra che avevano ammirato da dentro, non vedevano nient’altro che il semplice contorno di un’ombra tetra. Niente poteva più essere distinto, né il singolo ritratto di un santo, di un angelo o del Salvatore, né tanto meno lo schema complessivo e il significato del disegno. “Tutto questo”, pensò lo scultore, “è il più sconvolgente emblema di quanto sia diverso l’aspetto di una verità religiosa o di una storia sacra quando è visto dal caldo interno della fede oppure dal suo freddo e cupo esterno. La fede cristiana è una grande cattedrale, con vetrate divinamente dipinte. Stando fuori, tu non vedi alcuna gloria, né riesci a immaginarne una; stando dentro, ogni raggio di luce rivela un’armonia di ineffabili splendori».

“Il fauno di marmo” – Nathaniel Hawthorne

 

Lavorazione del vetro

Per quanto di queste vetrate l’uso sia molto antico l’esplosione di quest’arte si deve prima al periodo romanico e poi a quello gotico, in Francia prima e poi in Italia ne esistono mirabili ed originari esempi. Anche in Calabria esistono luoghi nei quali questa dimensione e queste sensazioni possono essere ancora vissute, di altri e possibile solo immaginarli. Accade per esempio a Palmi, nella Chiesa di San Fantino (link notizia) un sito che “ha visto la sovrapposizione di ben tre edifici di culto, oltre alla cripta, riferibili all’alto Medioevo, al Cinquecento ed alla metà dell’Ottocento (…) I vetri di San Fantino sono attribuibili alla chiesa triabsidata altomedievale (come parte dell’arredo o di ambito funerario), al cimitero a nord della chiesa triabsidata (corredo funerario o arredo dell’area sepolcrale), alla chiesa cinquecentesca (uso liturgico) o al monastero medievale (…). I manufatti vitrei confermano la ricchezza della chiesa triabsidata, in parte riutilizzata dal luogo di culto cinquecentesco, con nuova decorazione affrescata, nuovo altare laterale e relativa suppellettile liturgica.

Oggi nella nostra regione è possibile ammirare in alcune Cattedrali lo straordinario gioco di luce e significati, a Rossano o nella Cattedrale di Reggio Calabria con decine di vetrate realizzate agli inizi del 1900.