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Lug

Amendolara, lì dove fioriscono i mandorli

La tradizione vuole che Amendolara (dal greco Amygdalaria mandorlai) – conosciuto come il «paese dei mandorli» – sia la città fondata da Epeo, il personaggio omerico che con l’aiuto di Atena fabbricò il cavallo di legno in cui si nascosero i Greci per distruggere Troia; quello stesso Epeo che, colto da una tempesta in prossimità delle coste calabre, promise alla Dea di costruire una città in suo onore, nel luogo in cui sarebbe sbarcato sano e salvo, e così accadde. E un alone di mistero aleggia anche sulla «secca» di Amendolara.  Nell’Odissea, Ogigia è l’isola di Calipso dove approda Ulisse e, secondo Omero, «è l’ombelico del mare», lontanissima dagli uomini, posta nell’ignoto mare occidentale e nel tempo non sono mancati, i tentativi di identificarla con molte isole: Bérard la colloca nello stretto di Gibilterra, Butler vuole che sia Pantelleria, Bradford la identifica con Malta, altri con Gozo, altri ancora con la secca di Amendolara, quell’antica «isola» distante dalla marina solo 12 miglia e sommersa per fenomeni erosivi, ad profondità di soli 20 metri sotto il livello del mare.

Ma sono tante le testimonianze del passato amendolarese che affonda le radici in tempi lontanissimi come documentato dalla collezione Laviola, esposta nel Museo Archeologico.

Cavallo di Troia

«La collezione Laviola si compone principalmente di reperti metallici e di frammenti ceramici del periodo protostorico (XII-VIII sec. a.C.), già conservati nel piccolo Museo Civico, istituito negli anni sessanta del secolo scorso. Arricchiscono il nucleo centrale della collezione i reperti provenienti dagli scavi eseguiti fra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta dalla Soprintendenza della Calabria e coordinati dalla prof.ssa Juliette de la Genière che hanno portato alla luce le aree sepolcrali site in località di Paladino e Mangosa e il relativo abitato arcaico di S. Nicola. Il percorso museale si snoda attraverso le varie fasi di frequentazione di un sito fra i più importanti e significativi dell’Alto Ionio, in cui alla civiltà indigena dell’età del Bronzo, prima, e dell’età del Ferro poi, è succeduta, amalgamandosi, la civiltà del popolo greco. La colonizzazione non comportò una frattura lacerante, come è invece evidente in altri siti dell’area, completamente scomparsi con l’avvento dei Greci».

Il Castello, i palazzi e le tante chiese, poi, testimoniano l’importanza di Amendolara nel corso dei secoli. Ma a sorprendere è la Torre Spaccata, l’antica sentinella – sull’arenile di sabbia mista a ghiaia e ciottoli – che resiste al tempo e alla furia del mare. L’antico baluardo, costruito nel tardo cinquecento da Fabrizio Pignatelli, Signore di Amendolara, per arginare le frequenti incursioni corsare, continua a scrutare il mare tra gli sguardi attoniti dei tanti visitatori.

Torre Spaccata di Amendolara