30
Ago

“A Cetraro i cittadini e i pescatori non hanno più paura del clan Muto”

Cetraro Aita

Solo un anno fa, l’operazione “Frontiera”, aveva smantellato i vertici della potente cosca della ‘ndrangheta dei Muto, guidata dal boss Franco, il re del pesce.

Un’egemonia che a Cetraro, centro della costa tirrenica Cosentina, è durata decenni, con i Muto che hanno imposto la loro legge nel mercato ittico locale, controllando l’attività di pesca, di rivendita e imponendo anche il racket ai negozianti.

Uno strapotere che lo Stato ha cercato di stroncare con decine di arresti ma a quanto pare, riappropriarsi del mercato ittico di Cetraro, appare più difficile del previsto.

A nulla è servita – finora – la creazione del mercato ittico comunale, struttura che avrebbe dovuto rappresentare – almeno sulla carta – la rinascita della città, un simbolo di libertà e di definitiva indipendenza dei pescatori della cosca Muto.

Già perché dopo la sua apertura al pubblico avvenuta solo di recente, ad oggi nessun pescatore si è presentato nella struttura per vendere il proprio pescato preferendo, di fatto, rimanere agli angoli delle strade.

A fare un punto sulla situazione ci ha pensato il sindaco di Cetraro, Angelo Aita, che abbiamo raggiunto telefonicamente:

“Siamo riusciti finalmente ad aprire la struttura – ha detto il sindaco – poi abbiamo incontrato i pescatori e li abbiamo invitati a vendere il primo pescato all’interno del mercato ittico. Loro hanno esposto le loro perplessità, in considerazione anche della stagione estiva, ma ancora li stiamo invitando ad organizzarsi e a risolvere le loro problematiche, legate anche alla vendita e al possibile impiego di altro personale. Abbiamo – in tal senso – organizzato un nuovo incontro per sabato.”

“E’ vero – continua il primo cittadino di Cetraro – quello che è stato scritto oggi sui giornali: il mercato ittico è ancora deserto, ma non è assolutamente vero che i pescatori hanno paura della cosca Muto. Qui a Cetraro, i cetraresi e tutti i pescatori non hanno più paura di nessuno, bisogna solo abituarli a vendere all’interno di una struttura nuova.”

“Da anni – conclude Aita – i pescatori vendono i loro prodotti per la città ma noi vogliamo migliorare le loro condizioni al più presto e lo vogliamo fare non per dimostrare solo di essere liberi dalle cosche, ma anche perché è giusto che i sacrifici dei pescatori e degli operatori del settore vengano ripagati nel modo giusto e legale.”